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Mi hanno chiamato Nonno Ultimo perché sono ultimo tra gli ultimi, un fantasma che cammina. Una creatura che respira, ma di cui nessuno ricorda l’esistenza!

Sono stato accalappiato e finito in canile nel lontano 2003, avevo solo due anni.

Da allora passo la vita a fissare un quadrato di cemento, dalle pareti vuote, spoglie dove l’unico arredamento sono creature maledette come me e un secchio di cibo e di acqua!

Ho passato 13 anni a fissare un muro.

Poi gli occhi di una volontaria si sono posati su di me: ha visto un cane brutto, vecchio, malandato.

E ha sentito una profonda vergogna per la sua specie, e pietà di me. In 13 anni nessuno ha mai avuto pietà di me. Non esiste nei luoghi dove veniamo confinati e nascosti agli occhi del mondo intero!

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Chicca & Samba erano due scriccioline in canile, dove consumare una vita intera.

Due vecchiette i cui occhi hanno bucato l’anima della nostra volontaria che le ha fotografate in canile. Facevano una tenerezza immensa.

Samba aveva le unghie talmente lunghe che non riusciva bene a camminare, e le orecchie rovinate. Chicca era cardiopatica.

Avevamo lanciato la scommessa: chissà se avremmo trovato per loro un giaciglio caldo e due braccia amorevoli dove passare gli ultimi anni di vita?

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2PIsolo è un cane anziano e dolcissimo.

Lo abbiamo tirato fuori dal canile della Muratella di Roma dopo 8 lunghissimi anni di reclusione. Questo però non ci basta, perché ora abbiamo per lui un desiderio grande: fargli conoscere l’affetto di una famiglia per il tempo che ancora ha davanti a sé.

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Grace12Anche Grace è una mamma.

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Vitellozzo3Vitellozzo, così lo abbiamo chiamato, perché è un po’ grassottello, e ha degli occhi struggenti, occhi che non guardano lontano perché non sanno cosa sia la vita fuori dal canile. La vita con Vitellozzo non è stata generosa. Entrato in canile a pochi mesi, nel lontano 2006, è rimasto murato vivo per ben 8 anni, aspettando che qualcuno gli portasse il cibo, una volta al giorno.

Quando lo abbiamo visto la prima volta, allungava la zampina attraverso la grata del box per cercare un contatto, chiamare a sé. Lo abbiamo portato fuori dal suo box per fare le foto e si è accoccolato ai nostri piedi, in cerca di carezze, e il suo sguardo diceva: «Portami via. Ti prego.»

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